Violenza sulle donne: il Codice Rosso è legge. Il revenge porn diventa reato

Approvato al Senato il cosiddetto Codice Rosso: più tutela per le donne vittime di violenza, pene più aspre, tempi più rapidi e una corsia preferenziale per le donne che denunciano di essere vittime di un reato. Pene da 1 a 6 anni per il revenge porn.

Nella serata di ieri il Senato ha approvato con 197 voti favorevoli il cosiddetto “Codice rosso”, il ddl che prevede pene più severe e tempistiche di giustizia più rapide per le donne vittime di violenza. Non solo, la tutela si esprime anche con l’introduzione di nuovi reati come il revenge porn e lo sfregio al volto.

Il Codice rosso è diventato legge dello stato, manca soltanto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Astenuti soltanto gli esponenti di Leu e Pd, 47 in totale, che contestano la mancata approvazione di alcuni emendamenti e mettono in dubbio gli effetti positivi invece ribaditi dalla maggioranza, oltre al fatto che si tratti di una legge a costo zero che non stanzia risorse. Contraria anche Lucia Annibali, vittima di due uomini inviati dall’ex che le sfregiarono il volto con l’acido e oggi deputata Dem.

Polemiche e scontri politici a parte, ecco cosa contiene il decreto.

Perché “Codice rosso?

Il nome Codice rosso evoca proprio il codice che viene registrato al pronto soccorso in presenza di situazioni critiche. Significa che le donne possono avere la precedenza in presenza di pericolo, di reati gravi, per i quali occorre agire in fretta. Codice rosso significa che se una donna denuncia un pericolo e chiede aiuto avrà di fronte alla legge una corsia preferenziale, un contatto immediato con un magistrato che possa fissare eventuali misure di tutela una volta accertato un pericolo.

Codice rosso significa non lasciare mai le donne da sole a seguito di una denuncia. Maltrattamento, stalking, violenza sessuale, lesioni aggravate in contesti familiari: è chiaro che, a seguito di una denuncia, occorre un’azione tempestiva per evitare conseguenze ancora peggiori. Il tempo che passa, come hanno dimostrato casi concreti, può portare a un aggravarsi della situazione e delle violenze.

Azione immediata dopo la denucia

La polizia giudiziaria è tenuta a comunicare immediatamente al pm le notizie di reato, anche in forma orale, perché si attivi subito senza una valutazione ulteriore dell’effettiva urgenza, che viene quindi presunta. Come dicevamo, il fine ultimo è evitare che trascorra altro tempo e che le conseguenze diventino ancora più gravi. La vittima di reato avrà il diritto di essere ascoltata dal magistrato entro 3 giorni dalla iscrizione della notizia di reato. Si allunga poi a un anno – oggi è di 6 mesi – l’arco di tempo concesso ad una donna per la denuncia di una violenza sessuale.

Nuovi reati: sfregio del volto

Anche alla luce dei numerosi episodi degli ultimi anni, viene introdotto nel codice penale il nuovo reato di sfregio del volto. Chi provoca una deformazione del volto, e quindi dei tratti, utilizzando acido viene punito conreclusione da 8 a 14 anni. Se la vittima muore la pena prevista è l’ergastolo.

Pene più severe

Inasprimento della pena in caso di reati di maltrattamenti contro familiari o conviventi. Si passa da 3 a 7 anni di reclusione (finora la pena prevista variava da 2 a 6 anni). Inoltre, la pena aumenta fino alla metà nel caso in cui il reato viene commesso in presenza o danno di un minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, o se il reato è commesso tramite utilizzo di armi.
Pena più severa anche per chi commette il reato di stalking: si passa da una pena che va dai 6 mesi ai 5 anni di reclusione ad una pena da 1 anno a 6 anni e 6 mesi.
Carcere da 6 a 12 anni per chi commette violenza sessuale, con pena aggravata se la vittima è un soggetto con meno di 14 anni e si accerta la promessa di denaro o altra utilità (anche solo promessa, dunque).
Nel caso di condanna per reati sessuali la pena può essere sospesa a fronte della partecipazione da parte del condannato a percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per reati sessuali. Ma sarà il condannato stesso a doversi fare carico economicamente della frequenza a percorsi di recupero, in mancanza di una convenzione dell’ente con lo stato.

Revenge porn

Per revenge porn si intende la condivisione pubblica di immagini o video intimi a mezzo Internet senza il consenso dei protagonisti (consenzienti o meno alla realizzazione degli scatti o dei video).

Il reato di revenge porn prevede come pena la reclusione da 1 a 6 anni e multe da 5 mila a 15 mila euro per la diffusione di contenuti a sfondo sessuale come vendetta sul partner a seguito della fine del rapporto. Stessa pena per chi ha ricevuto contenuti di questo tipo e li diffonde senza il consenso dei protagonisti. Si configurano come aggravanti il fatto che il reato sia commesso dal partner o da un ex che utilizza i social come canali di diffusione. Tutelate in maniera particolare disabili e donne in gravidanza.

Foto di copertina: il progetto “Scarpette rosse in ceramica” delle Città italiane della Ceramica

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.