Si può vivere dignitosamente una vita “zero waste”, cioè senza produrre rifiuti e sprechi? L’australiana Anita Vandyke ci riesce e ha scritto un manuale per insegnare a farlo. Disegno di Armando Tondo, aprile 2020

Vivere a “rifiuti zero” con eleganza

“Zero waste life”: si può vivere senza sprecare e senza rinunce risparmiando

Si può conciliare una vita cittadina e “alla moda” con una vita a spreco zero? C’è una terza via tra l’essere visti come i soliti “ambientalisti freak” e il seguire le mode e il consumismo? Sicuramente sì, ma non tutti riescono a focalizzarlo. Abbiamo trovato la storia di una giovane ragazza australiana che può essere d’ispirazione, anche per i più giovani.

Una bella casa, in ordine e moderna, vestiti eleganti, trucco perfetto. Quando vedi Anita Vandyke nelle foto sui suoi social non diresti mai che sta vivendo una vita “minimal” a spreco zero. È questo che colpisce subito di lei, immaginare che stia vivendo una vita in cui gli sprechi sono minimi e gli acquisti nettamente ridotti, pur conservando lo stile e l’immagine di una giovane – passatemi il termine – “donna in carriera”.

La storia di Anita

In effetti Anita una manager lo è stata, ed è anche ingegnere. Ed è proprio la combinazione di queste due caratteristiche che le ha permesso un approccio nuovo al tema dello spreco zero, all’ambientalismo e a un nuovo tipo di vita che lei definisce “eco lussuoso”.

“I miei genitori in qualche modo mi hanno cresciuto facendomi pensare che i soldi fossero fondamentali per la felicità. Migranti cinesi in Australia che non hanno mai avuto un soldo, credevano che i soldi fossero la soluzione ad ogni problema. Così io mi sono sempre comportata da brava figlia, ho studiato tantissimo, mi sono laureata in ingegneria aerospaziale con ottimi voti, e a 26 anni ero già nella dirigenza di una società di ingegneria, e guadagnavo più soldi di quanti i miei genitori avessero mai visto. Mi sono ritrovata in una ennesima riunione, guardando il mio capo e il capo del mio capo e ho pensato che se la mia carriera fosse andata bene avrei potuto arrivare al loro posto. Ma avrei voluto farlo? Sarebbe stata davvero la mia vita?”.

Anita racconta che lavorava tantissimo, usciva di casa che il Sole non era sorto, percorreva in macchina la breve distanza per arrivare al lavoro e usciva alla sera. La domenica sfogava quello che definiva un vuoto continuo con lunghe sessioni di shopping e tv. A un certo punto è arrivata la crisi, un crollo psicologico in cui si è chiesta davvero come volesse che fosse la sua vita e, sostenuta dal marito, decise di lasciare il lavoro.

“La scelta di cominciare a sprecare meno e comprare meno inizialmente è stata dettata da un mero problema economico”, ammette Anita: “dovevo ripensare i miei consumi e risparmiare perché in quel momento avevamo un solo stipendio in casa”. Il primo “no” lo ha detto in un negozio quando le hanno chiesto se voleva una borsa di plastica per la spesa, pensando di risparmiare anche quei 15 centesimi. Questo è stato un primo passo che l’ha portata a informarsi, a cercare di mettere in moto un pensiero creativo e alternativo, che le permettesse di selezionare bene quali fossero le cose a cui teneva della sua vita, quali cose invece fossero futili, quali altre fossero necessariamente da avere, e quali di queste dovessero necessariamente essere comprate. Ha bandito l’usa e getta e ha cominciato a rendersi conto di quale grande problema fosse la plastica per l’inquinamento mondiale.

Zero waste life

Anita ha raccontato il suo cambio di vita in un libro, e grazie alla sua mentalità da ingegnere lo ha trasformato in un manuale con consigli per passare a una nuova vita con nuovi consumi in 30 giorni, il tempo che, secondo diversi studi, ci vuole mediamente all’uomo per assumere nuove abitudini. Il libro si chiama “Zero Waste Life” (Penguin Random House), si trova sul sito di Anita e anche su Amazon.

È un libro semplice e schematico, anche se al momento è solo in inglese. Se non avete voglia di buttarvi in questa lettura potete sempre seguire Anita sui suoi social, in special modo su Instagram (è stata eletta giovane influencer dell’anno dalla città di Sidney) dove dà consigli quotidiani su come vivere senza sprechi con semplici foto e spiegazioni.

“Non consiglio a tutti di lasciare il proprio lavoro, questo ha funzionato per me… perché io mi rendevo conto che stavo sprecando la mia vita. E iniziare una vita con meno sprechi, con una casa di dimensioni più ridotte e che dia più soddisfazioni. Io ho lasciato il mio lavoro e mi sono rimessa a studiare, stavolta medicina, perché volevo fare qualcosa utile alla comunità”.

Il metodo di Anita vero una vita senza sprechi: un mese senza spendere

Anita nel suo libro propone un metodo da seguire passo dopo passo. Il primo motore è bloccare i propri consumi per rivederli. Quindi suggerisce di fare una cosa che in questi mesi di emergenza e blocchi per il Coronavirus è anche più facile fare: imporsi di non spendere nulla per un mese. O meglio: spendere solo per comprare beni di prima necessità. Per qualsiasi altro acquisto chiedersi bene se è una cosa davvero necessaria, e se lo è se non ci sono possibilità alternative all’acquisto. Secondo la sua esperienza, questo embargo forzato ci obbligherà a pensare seriamente ai nostri consumi e rivederli in un modo che, anche una volta finito il mese in cui abbiamo bandito gli acquisti, ci rimarrà dentro.

Anita propone di trasformarci in un nuovo tipo di ambientalista, quello che in italiano si potrebbe definire un “attivista quotidiano”: quotidianamente, ogni piccola scelta, ci porta ad avere una “impronta più leggera sulla Terra”.

Il percorso che suggerisce prevede i primi 15 giorni di “pensiero e azione”: riflettere e cercare di ragionare su alcuni piccoli cambiamenti, mentre i restanti 15 giorni sono di “riflessione e revisione” delle proprie abitudini, per consolidarle.

Si parte da uno studio serio della propria spazzatura (cosa che abbiamo fatto anche noi in questo articolo) per renderci seriamente conto di cosa buttiamo, a una valutazione del cibo sprecato, a una revisione degli oggetti in casa e dei propri vestiti. “Vivere a zero waste non significa vivere di privazioni e sacrifici, si tratta di alcuni cambiamenti creativi, che porteranno verso una eco-luxe life”. Anita indica 3 gradi di possibilità: “ridurre i rifiuti, diminuirli, arrivare a zero rifiuti”.

Consigli pratici

Cambiare consumi deve essere comodo e, secondo il pensiero di questa giovane ingegnere, si è comodi quando si è organizzati e preparati. Se non ci pensiamo prima incapperemo in acquisti impulsivi e, oltre a sprecare soldi, compreremo probabilmente cose che butteremo.

Per questo consiglia di essere pronti, per esempio facendosi uno “zero waste kit”: una piccola borsa da avere sempre con sé, spostandola dallo zaino del lavoro alla borsa per uscire, con un kit minimo di oggetti che normalmente altrimenti dovremmo comprare mentre siamo in giro, nella loro versione usa e getta. Lei suggerisce di mettere nel kit una bottiglia/borraccia riutilizzabile, una borsa di stoffa, una tazza da caffè riutilizzabile e richiudibile che possa diventare anche un porta–snack e una cannuccia riutilizzabile.

Un altro consiglio furbo è quello di trasformare un cassetto del frigorifero in un cassetto delle cose “da mangiare prima”, dove mettere la frutta che sta diventando troppo matura o i cibi vicini alla scadenza, e averli sottomano subito.

Per ridurre gli imballaggi, oltre al consiglio di rivolgersi ai negozi che vendono prodotti sfusi, ai mercatini dei produttori e degli agricoltori, Anita suggerisce di parlare con i negozianti per trovare le soluzioni migliori per evitare plastica e imballaggi in eccesso. Dice di aver trovato sempre molto interesse nel voler trovare delle soluzioni alternative e intanto ha sensibilizzato una persona in più. Anche al bar, ordinare un cocktail e dire subito “senza cannuccia, grazie”, è secondo lei un piccolo gesto veloce e fattibile che nel suo piccolo può cambiare le cose.

Vestiti, trucchi e prodotti per pulire

Anita racconta nel suo libro che da quando si veste soprattutto con vestiti di seconda mano le hanno fatto molti complimenti per il suo stile. Questa scelta in Italia è più difficile da portare avanti, perché i negozi di vestiti usati sono molto meno comuni che in Australia o in Usa, anche se si stanno diffondendo sempre di più. L’alternativa è il mercatino oppure internet. Ovviamente prima di acquistare anche qui il suggerimento è di fare una bella scelta dei vestiti, chiedersi se davvero se ne ha bisogno e in che occasione, e sbizzarrirsi sugli abbinamenti. Meno vestiti di materie plastiche che producono microfibre inquinanti a ogni lavaggio (People for planet ci ha fatto un dossier e una raccolta firme su questo) e più vestiti di fibre naturali. Un modo di uscire anche dal ‘fast fashion’: dalla enorme mole di vestiti che ci viene proposta (e che probabilmente possediamo) con stagioni e modelli che cambiano in continuazione e che ha un impatto enorme sia sulla creazione di rifiuti sia per le politiche che gran parte di questi colossi hanno nei confronti dei lavoratori.

Stessa “dieta” per il trucco, i prodotti di bellezza e quelli per la casa

Prima di tutto Anita suggerisce di imporsi di non comprarne più finché non si saranno finiti tutti i prodotti in casa (lei ci ha messo 2 anni). Quelli che non si riescono ad usare vanno riciclati (dà alcuni consigli su come fare) o trovati degli usi alternativi. Una buona parte dei prodotti per la pulizia del corpo e della casa possono essere fatti anche da noi, o sostituiti con varianti naturali composte da semplici ingredienti, senza additivi e senza microplastiche che, come sappiamo, si nascondono persino negli ombretti. Internet è pieno di ricette da sperimentare.

Consumare meno

Per ognuna delle nuove scelte di consumo Anita suggerisce una variabile “zero waste” ed alcune a spreco ridotto, perché la strada verso la riduzione degli sprechi e dei consumi non deve essere proibitiva.

I consigli che dà Anita possono essere una buona base di partenza per tanti che vogliono approcciarsi a uno stile di vita a spreco zero e ripensare la propria vita non da consumatori ma da cittadini attivi. Rispetto alle grandi città australiane e americane e allo stile di vita anglosassone in Italia abbiamo già alcuni approcci che sono più vicini ad uno stile di vita sostenibile, per esempio per quanto riguarda la dieta mediterranea, ma certamente chi vive in città si è trovato spesso a vivere alcune situazioni in cui si è sentito solo un ‘consumatore’, e questo piccolo manualetto e i social di questa “influencer green” possono essere una base di partenza positiva e allegra per alcuni piccoli cambiamenti importanti.

Foto dai social di Anita

Copertina: disegno di Armando Tondo

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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