Voliamo basso: 3 miliardi (ancora) per Alitalia e solo la metà alla scuola

Un miliardo e mezzo alla scuola, un miliardo e mezzo all’università, tre miliardi per la sanità e tre miliardi per salvare Alitalia

A costo di fare i conti della serva, è legittimo chiedersi se quei soldi, anziché usarli per salvare ancora Alitalia e a recuperare un fallimento del passato, non si potessero investire nell’istruzione dei giovani, per avere, magari un domani, una classe dirigente migliore di quella odierna.

3 miliardi per salvare Alitalia, che passa allo Stato

Tre miliardi di euro per il 2020, l’equivalente del fatturato 2019 di Alitalia. È questa la cifra stanziata per costituire la nuova newco della nuova Alitalia, Alitalia Tai, nuova perché sarà interamente controllata dal ministero dell’Economia o da una società a partecipazione pubblica, anche indiretta, maggioritaria. Una compagnia aerea di Stato, cui è stato garantito un contratto di servizio di 5 anni per lo svolgimento delle attività afferenti a servizi pubblici essenziali di rilevanza sociale, come ad esempio il rimpatrio dei cittadini italiani bloccati all’estero durante l’emergenza Covid19, e la continuità territoriale, vale a dire i collegamenti della penisola con le isole Sardegna e Sicilia. Tre miliardi per salvare (ancora) Alitalia, solo la metà alla scuola.

Un confronto mortificante e offensivo” dice Giordano Masini, coordinatore della segreteria di Più Europa – “Alitalia non doveva nemmeno figurare nei decreti per il sostegno all’economia, dal momento che si trova in stato fallimentare per demeriti propri, non certo per colpa del Covid-19”. Eppure, sottolinea Masini “è la seconda volta in pochi mesi che il governo chiede ai cittadini italiani di buttare soldi in quel pozzo senza fondo, questa volta per creare una compagnia pubblica della quale nessuno sente il bisogno e che continuerà a pesare sulla nostre spalle ben oltre il capitale iniziale di ben tre miliardi di cui leggiamo oggi nel decreto”. 

La scuola è un diritto, ma pure un investimento (che però vale meno di Alitalia)

Un miliardo e 450 milioni in due anni sono le risorse stanziate a favore del comparto scolastico dal “decreto rilancio” approvato dal consiglio dei ministri per affrontare l’emergenza coronavirus e coprire diversi settori, quali: 

Maturità

Quaranta milioni per organizzare l’esame di maturità (in presenza) degli studenti, sanificare le strutture scolastiche, e dare la possibilità di “utilizzare, ove necessario, dispositivi di protezione individuale da parte degli studenti e del personale scolastico durante le attività in presenze”.

Nuovi docenti

Sono 16mila gli euro che serviranno per assumere 8mila nuovi docenti tramite il concorso ordinario e altri 8mila tramite il concorso straordinario.

Scuole paritarie

Previsti 65 milioni di euro per le scuole paritarie dell’infanzia, a gestione pubblica o privata, a copertura del mancato versamento delle rette scolastiche. Nella fascia 0-6 anni, sono previsti 80 milioni per coprire le mancate rette (65 milioni) e aumentare il fondo regionale (15 milioni).

Didattica a distanza

In arrivo 331 milioni per l’acquisto di dispositivi digitali e connettività, l’adozione di misure di sicurezza, di protezione e di assistenza medica, e per l’adattamento degli spazi in vista del rientro.

Fondo per l’emergenza COVID-19

Nel complesso, a ciascun istituto dovrebbero arrivare in media 40mila euro (su 8.300 scuole nel Paese). A lato, è stato previsto un “Fondo per l’emergenza epidemiologica da COVID-19”, con 400 milioni nel 2020 e di 600 milioni nel 2021, esclusivamente destinato a misure extra di contenimento del rischio epidemiologico.

Lo Stato reinveste nella ricerca dopo anni di tagli

Altri 290 milioni andranno poi all’università, con 62 milioni per gli studenti che non hanno accesso a strumenti adatti alla didattica telematica, 165 milioni per il diritto allo studio, 8 milioni per le scuole di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (Afam), 40 milioni per rifinanziare il fondo integrativo statale per le borse di studio, 200 milioni di euro, più altri 50 milioni per l’assunzione di ricercatori negli enti pubblici di ricerca nel 2021 e una rimpolpata al Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), che riceve ulteriori 250 milioni di euro nel 2021, e altri 300 milioni nel 2022.

Le promesse del Governo Conte I e la Lega che diceva no

Già il Governo Conte I aveva promesso di riportare i finanziamenti delle università ai livelli del 2009 di circa 7,5 miliardi. Avevano anche promesso di aumentare il FOE (Fondo Ordinario per il finanziamento degli Enti e Istituzioni di ricerca), un fondo più piccolo, destinato agli istituti di ricerca, che dal 2013 subisce costantemente tagli.

Promesse piccole, modeste, in un’Italia che fino al 2019, cioè l’altro ieri, investiva solo l’1,33% del PIL contro una media europea del 2,03 (fonte Eurostat) e il numero dei ricercatori era, ed è ancora, inferiore in rapporto alla popolazione (4,73% contro la media del 7,40 fra i Paesi dell’eurozona, dati OECD). Promesse che l’ex Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti aveva cercato di attuare, salvo trovare ostracismo, specie tra la quota Lega del Governo di allora, poco incline alla ricerca.

Ora, finalmente, qualcosa si muove, ma fa sorridere, amaramente, che sia stato il Coronavirus a dare la spinta.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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