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Vuoi uno stipendio in più? Si può fare!

Perchè’ troppi progressisti non capiscono il potere della cooperazione?

Forse la sinistra si sta suicidando sull’altare del bel parlare e del poco fare.

60 anni fa ai lavoratori conveniva impegnarsi nel movimento progressista. Faceva la differenza tra comprare le scarpe al figlio o non comprarle. I progressisti ti promettevano una società migliore “quando avremo vinto” ma cambiavano la qualità della tua vita da subito. Essere progressisti voleva dire entrare a far parte di un sistema innanzi tutto economico, una rete di strumenti innovativi per smettere da subito di farsi fregare dai padroni: i mulini popolari, le cooperative di consumo, le banche e le assicurazioni sociali, le cooperative per l’auto costruzione delle case, per l’acquisto dei mezzi agricoli o delle macchine operatrici per gli artigiani.

La narrazione progressista privilegia le grandi lotte sindacali, le grandi conquiste parlamentari. Ma per arrivare al peso politico e elettorale che portò alla conquista delle 8 ore, dell’assistenza sanitaria gratuita, delle pensioni, della liquidazione, della tredicesima, dei diritti sindacali, non ci si basò solo sulle parole. I progressisti facevano i fatti. La farina la pagavi meno da subito, il trattore sostituiva i buoi da subito, la banca cooperativa ti dava interessi sui risparmi da subito. E a fianco di questi vantaggi materiali c’erano una serie di servizi e opportunità che ti cambiavano la vita.

A partire dalla metà del 1800 il movimento progressista italiano fu una straordinaria macchina solidale. Si sviluppò una rete impressionante di relazioni e aiuti: nessuno veniva abbandonato, né vedove né orfani, le collettività di fabbrica e di paese riuscivano a intercettare bisogni di ogni tipo, dal supporto psicologico, a sistemi fluidi e non formali di banca del tempo e baratto che coinvolgevano tutta la comunità: ti serve un medico? Un lavoro? Hai bisogno di qualcuno che ti guardi i bambini in emergenza? Vuoi imparare a leggere? Quando 40 anni fa mi sono trasferito sulle colline tra Gubbio e Perugia ho potuto vedere ancora funzionante questo meccanismo. Il capo del Partito Comunista del paese di Casa del Diavolo era anche quello che ti trovava moglie, lo psicologo, il connettore con chi poteva rispondere alle tue necessità, ti trovava l’avvocato bravo che chiedeva pochi soldi, il notaio “dei nostri”, l‘impiegato comunale che poteva aiutarti a superare i muri burocratici. E quando un bambino si ammalò per un male al cervello che nessuno riusciva a capire, raccogliemmo i soldi per mandarlo a Parigi da un grande specialista, che scoprì che c’era un errore di diagnosi e lo salvò.

Un altro elemento determinante il successo del movimento era che gestiva la socialità: e non c’erano solo le feste dell’Unità. C’era anche la festa del patrono e le tradizioni antiche dei canti di maggio. Il movimento progressista era parte della vita concreta del popolo, “il pane e le rose”; e fu questo far parte della vita della gente che alla lunga portò alle vittorie sindacali, sociali ed economiche e all’affermarsi dei diritti (divorzio, aborto, statuto dei lavoratori…). Ora, di fronte alla crisi che il movimento sta vivendo possiamo chiederci se si sia diventati, noi progressisti, bravi sopratutto a fare bei discorsi?È moribonda la nostra capacità di agire direttamente, di offrire vantaggi reali quotidiani ai lavoratori. Andiamo a dire al nostro popolo: votaci, così avremo la forza di imporre in Parlamento leggi più giuste. Il fatto che questa offerta sia debole lo vediamo nei milioni di compagni che hanno smesso di andare a votare.

Quando propongo di rifondare la capacità di agire quotidianamente, di rimettere al centro del nostro progetto i gruppi di acquisto, le banche del tempo, forme di risparmio e di assicurazione veramente solidali, imprese cooperative, vedo gente che storce il naso e che dice: non sono più i tempi giusti… Quel modello funzionava quando i lavoratori vivevano una bruciante povertà. Ma basta andare a vedere cosa fanno i sindacati tedeschi alla Volkswagen per capire che queste obiezioni non stanno in piedi. Lì i lavoratori hanno una carta di credito che offre risparmi notevoli su qualsiasi prodotto e servizio. Il che si traduce in un aumento del potere d’acquisto quantificabile in due stipendi in più all’anno. Quale lotta sindacale, quale nuova legge progressista può offrire un simile miglioramento delle condizioni economiche?

Ma i progressisti italiani per lo più non sono interessati. C’è chi obietta che ci sono già la Coop e Unipol e le Banche di Credito Cooperativo e grandi cooperative di lavoro. Ma queste realtà seppur importanti hanno per lo più abbandonato l’obiettivo primario di creare un acquisto consociato di prodotti, beni e servizi.
Oggi lo sviluppo di una nuova visione, concreta, del percorso di miglioramento della vita dei lavoratori è ancor più necessario e inderogabile. Nei prossimi 5 anni, con l’avvento dei robot e dei mezzi a guida robotica si perderanno milioni di posti di lavoro. Non vedo altra via per salvare il potere d’acquisto dei lavoratori che darsi da fare a inventare un diverso modo di lavorare e sopratutto di comprare. Comprare individualmente un’auto sarà sempre più una stupidaggine visto che se 1 milione di lavoratori programmano tutti assieme l’acquisto della loro auto posso ottenere un crollo del prezzo e il miglioramento dei tassi di finanziamento e delle garanzie. Il futuro è il multi lavoro. Si lavorerà meno ore ma si potrà risparmiare denaro occupandosi di come si compra. E si dovranno sviluppare forme di multi lavoro, nelle quale ognuno venderà o scambierà con sistemi di baratto e banche del tempo, le capacità che oggi non vengono valorizzate nel sistema del lavoro unico. Sai fare le torte? Puoi dare ripetizioni di storia? Puoi insegnare a usare un computer? Puoi ridipingere una stanza? Puoi aggiustare un frullatore? Nel sistema dell’obsolescenza programmata, degli alti costi della pubblicità e della distribuzione, dei sistemi di acquisto con prezzi che dipendono da come compri, ci sono grandi spazi di lavoro e di risparmio.

E nuove professioni: consulente informatico, consulente per l’economia famigliare, facilitatore burocratico… Il movimento progressista, sta attraversando un momento di gravissima difficoltà. Siamo disorientati e abbiamo a che fare con avversari feroci, capaci di qualsiasi menzogna, maestri di disinformazione. Artisti dell’inciucio ci assediano togliendo spazi vitali alla democrazia e alla legalità. Maestri della ritorsione: se non balli la loro musica ti tolgono l’ossigeno, i mezzi, ti bruciano progetti. La destra è concreta, cresce sui soldi, le cariche pubbliche, gli affari, i contatti preziosi, la rete degli amici degli amici che ti apre le porte dei media, dei ministeri, delle regioni. Essere di destra conviene. Il loro sogno è chiaro, semplice, viscerale, basato su luoghi comuni di grande presa anche se falsi. A questa potenza di fuoco non possiamo far fronte solo con buone idee. Servono buone azioni. E la capacità di immaginare una società basata su altri modelli e stili di vita. Il mondo sta cambiando alla velocità della luce. Le promesse per risultati strabilianti DOPO che avremo vinto le elezioni non attaccano più. E le chiacchiere stanno a zero.

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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