Yunus: un’altra economia è necessaria

Per non ripetere gli stessi errori e salvare il pianeta

La ripresa dopo la pandemia può essere un’occasione per non ripetere gli stessi errori che l’hanno causata.

In un lungo articolo su Repubblica ne parla Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace 2006 e ideatore del microcredito che ha salvato dalla miseria 2 milioni di persone, l’84% donne.  

La domanda che Yunus si pone è: riportiamo il mondo nella situazione nella quale si trovava prima del coronavirus o lo ridisegniamo daccapo?

Prima di questo disastro avevamo dei problemi importanti: il cambiamento climatico che incombeva, la forbice sempre più ampia tra i più ricchi e  i più poveri del pianeta.

Questioni non da poco, anzi, prevedevano entro pochi decenni che il nostro pianeta sarebbe diventato inabitabile per la maggioranza del genere umano.

Cambiare direzione si può

Ora il coronavirus ha fatto tabula rasa e possiamo decidere quale direzione prendere per far ripartire l’economia.

Possiamo farlo, questo sistema economico non ci è stato imposto da una divinità come le Tavole della Legge. Possiamo ripensare che “l’economia è uno strumento creato da noi uomini” e come tale può essere ripensato per “arrivare alla massima felicità collettiva possibile”.  

Un passo indietro

Scrive Guido Viale su Comune-info.net “Il compito, la mission, del neonominato ‘doctor Wolf’ Vittorio Colao e del suo team quasi tutto composto da manager e consulenti della grande industria è chiaro: accelerare il ritorno alla ‘normalità produttiva‘” e continua: “Tutto deve riprendere come prima, a costo di sacrificare salute e vita degli operai, delle loro famiglie, dell’intera comunità. Prima gli italiani? No, prima la produzione, il mercato, il profitto”.

Ma di che produzioni stiamo parlando?

Si chiede Viale: “Chi comprerà le auto del 2020 e del 2021, quando gran parte di quelle prodotte nel 2018 e nel 2019 sono ancora nei piazzali in attesa – a prezzi scontati – di un compratore?”

E la moda? “Molti ci penseranno due volte prima di rinnovare il proprio guardaroba: se ne è accorto anche Armani.”

Un altro settore che vivrà una grande crisi è quello dell’aeronautica civile e il turismo esotico in genere: “l’idea di ritrovarsi in mezzo a un contagio, un incendio, un uragano, una guerra, una rivolta di popolo, impossibilitati a tornare a casa, farà scegliere a molti mete più a portata di mano (e non è detto che sia un male). Reggerà forse il turismo religioso: c’è tanto bisogno di miracoli”.

C’è bisogno di pensare a una nuova economia

E la prima cosa da fare è esserne convinti. Il professor Yunus spiega in modo molto semplice che se si è certi che si vuole un mondo che sia a zero emissioni di anidride carbonica, dove non esista la disoccupazione, e non ci sia concentrazione di ricchezza basta volerlo e costruire il “software e l’hardware” adatti allo scopo.

È una verità così semplice da risultare folgorante: “Tutto sta nel mettere a punto l’hardware e il software giusti. Ne abbiamo le capacità. Possiamo farlo. Quando gli esseri umani decidono di fare qualcosa, la fanno e basta. Niente è impossibile per gli uomini.”

Adesso, prima che ci riprenda l’abitudine ai vecchi modelli.

Le nuove produzioni sono già ben presenti: “Impianti per le rinnovabili e l’efficienza energetica, ristrutturazione del già costruito, gestione accurata di risorse e rifiuti, mezzi di trasporto collettivi o condivisi, agricoltura biologica e di prossimità, riassetto idrogeologico dei territori e tutto ciò che è legato alla prevenzione: ce n’è abbastanza per impiegare e riqualificare eserciti di disoccupati” scrive Guido Viale.

E il professor Yunus conferma: “Il punto cruciale per lanciare un programma di rilancio post-coronavirus consisterà nel mettere al centro di ogni decisione e di tutti i processi decisionali politici una nuova consapevolezza sociale e ambientale. I governi dovranno garantire che neanche un dollaro andrà a finire nelle tasche di qualcuno a meno che non ci sia la garanzia che, rispetto a qualsiasi altra opzione, quel dollaro dato a quel qualcuno porterà al massimo vantaggio sociale e ambientale possibile per la società intera”.

E nell’articolo spiega anche come, mettendo al centro di tutto lo sviluppo dell’impresa sociale. “Nel NRP (New Recovery Programme, Programma della nuova ripresa) che vi propongo, assegno un ruolo fondamentale a una nuova forma di impresa detta impresa sociale. Si tratta di un’impresa creata esclusivamente per risolvere i problemi delle persone, un’impresa che non crea un utile personale per gli investitori, se si eccettua il solo recupero dell’investimento iniziale. Una volta rientrati in possesso dell’investimento originario, tutti gli utili successivi devono essere re-immessi nell’impresa.
I governi avranno molte occasioni per incoraggiare, assegnare le priorità, fare spazio affinché le imprese sociali possano impegnarsi in responsabilità crescenti e di ampia portata finalizzate alla ripresa.” 

Yunus spiega tutto nel dettaglio e sembra fantascienza

“Non ci riuscirà mai“ ti viene da pensare, ma poi ti ricordi che è lo stesso omino minuto e sorridente che un bel giorno ha ragionato sul fatto che prestando pochi dollari a un gruppo di cinque donne avrebbe potuto aiutarle a non morire di fame, loro e i loro figli.

E pochi dollari alla volta, restituiti nel 97% dei casi – nessuna banca occidentale ha questa percentuale di rientro dei crediti – quello che è diventato il Banchiere dei poveri ha tolto dalla miseria milioni di persone. Forse è il caso di dargli retta.

Jacopo Fo ne racconta la storia.

Leggi anche:
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Crowdfounding: senza banca si può
“Decreto liquidità”: dove è inciampato il Governo nel processo di problem solving?

Immagine da Vita.it

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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